Come riconoscere i sacchetti giusti per l’organico

Da quando la legge ha permesso soltanto l’utilizzo di sacchetti biodegradabili da parte delle attività commerciali, la vita di molti italiani è cambiata perchè sono cominciate a variare le abitudini: senza contare che molti di questi sacchetti, che non sono nemmeno gratuiti, sono così fragili e sottili che rischiano di rompersi ad ogni passo, se riempiti totalmente, con l’inconveniente di essere costretti a comprarne di più.

Un vantaggio, però, che va tutto per l’ambiente, che si ritrova (o, perlomeno, così dovrebbe essere, fatta eccezione per quei casi in cui sono stati venduti sacchetti illegali e non realmente biodegradabili alle grandi aziende) un po’ più pulito, meno inquinato e con meno materiali-veleno da smaltire.

A questo punto, però, è doveroso fare una distinzione: ciò che viene definito biodegradabile non è, sempre, anche compostabile.

Da qui la difficoltà di capire, per molti cittadini, quali siano i sacchetti giusti da utilizzare per la raccolta differenziata dell’organico. Cerchiamo di fare chiarezza.

Biodegradabile e compostabile: che differenza c’è?

Sono biodegradabili le sostanze organiche (e alcuni composti sintetici) che possono essere decomposti in sostanze più semplici dalla natura (batteri), anche in un tempo molto lungo. Tutto ciò che non si biodegrada, quindi, non viene assorbito, non diventa un tutt’uno col substrato per cui resta identico, nel tempo, contribuendo all’inquinamento.

Un organico che si trasformi velocemente in compost, invece, può essere definito, appunto, compostabile. Si tratta, in sostanza, di una degradazione aerobica (cioè che avviene all’aria, attraverso i batteri dell’ossigeno) che genera fertilizzante che può essere utilizzato, ad esempio, nell’agricoltura.

Si intuisce, quindi, quanto sia importante, per i materiali organici, essere sistemati in sacchetti che siano compostabili e non semplicemente biodegradabili!

A questo punto, non ci resta che imparare a capire come distinguere i sacchetti biodegradabili da quelli  che si rivelino anche compostabili.

Come distinguere i sacchetti per l’organico

Per capire se si sta svolgendo al meglio la raccolta differenziata vale la pena perdere due minuti per distinguere i sacchetti semplicemente biodegradabili da quelli compostabili, idonei per l’organico e la sostenibilità: questa seconda tipologia, in effetti, può essere “intercettata” cercando la dicitura stampata “sacchetto conforme alla normativa UNI EN 13432-2002” o qualcosa di simile che richiami questa disposizione di legge. In ogni caso, si tratta di sacchetti perfettamente idonei anche per la raccolta dell’indifferenziato.

Tra l’altro, si ricorda che una cattiva gestione dei rifiuti può comportare multe dai 25 ai 150 euro.

Lascia un commento