Il riciclo dei rifiuti elettronici, un business enorme!

Per rifiuti elettronici (ed elettrici) si intende ciò che rimane di apparecchiature che sono state funzionanti tramite correnti elettriche o campi elettromagnetici: elettrodomestici, cellulari, giocattoli, computer, distributori automatici…

La sigla che li indica è RAEE.

Ci sono poi i VFU, Veicoli Fuori Uso, che rappresentano un’altra grossa fetta di rifiuti che, ogni anno, vanno correttamente smaltiti.

I docenti del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano hanno studiato le potenzialità derivanti da una gestione congiunta di differenti tipologie di rifiuti elettronici, pubblicando un lungo articolo, molto dettagliato, dove emerge chiaramente che un riciclo attento dei materiali provenienti da RAEE e VFU sarebbe conveniente proprio per tutti: ambiente, economia e aziende.

Una sintesi del documento del Politecnico

Secondo le stime ufficiali, in Europa, il volume annuale di RAEE sarebbe compreso fra i 7 e le 12 milioni di tonnellate, mentre quello di VFU fra i 7 e i 14 milioni di tonnellate; cifre mastodontiche.

Ad oggi, circa il 50% dei primi ed il 70% dei secondi, però, vengono già riutilizzati per realizzare nuovi prodotti, ma la Comunità Europea è molto attenta a questa parte di rifiuti poichè si tratta di settori in continua evoluzione, che generano nuovi prodotti costantemente, con una buona risposta da parte del mercato; anche la compravendita delle automobili sembra sia uscita dalla crisi e nuovi acquisti implicano nuovi rifiuti e nuove rottamazioni, per cui quello che si tenta di fare è creare direttive internazionali e leggi nazionali per controllare sia i flussi di materiali mandati in discarica che quelli illegalmente spediti all’estero. Anche perchè, come abbiamo visto, dopo aver cercato di riciclare il più possibile materiali di qualsivoglia genere, sempre a patto che i costi di lavorazione ne valgano la pena, la scelta migliore sarebbe il termovalorizzatore che, perlomeno, evita l’inquinamento dovuto alle discariche e produce, contemporaneamente, anche energia; si dovrebbe puntare, quindi, a far arrivare in discarica meno materiale possibile.

Naturalmente, i due tipi di rifiuti meritano gestioni, per certi versi, completamente diverse anche se la crescente domanda di autoveicoli dotati di schede elettroniche potrebbe far collimare, seppur solo “da un lato”, i due processi.

Tra l’altro, il riciclo appare la strategia migliore per il trattamento dei RAEE mentre il remanufacturing (una sorta di “ricondizionamento”) sembra la risposta più sensata per i VFU: negli USA, infatti, è la politica dominante.

Lasciando da parte le tecniche specifiche per il recupero sia dei rifiuti elettronici che dei veicoli fuori uso, c’è da segnalare che, in ogni caso, queste prevedono degli iter ben precisi, a base anche di filtri e trattamenti chimici, una volta eliminate le parti e le sostanze che possono essere dannose (condensatori, batterie etc).

Gli studiosi hanno anche fatto una stima dei volumi futuri che ci si deve aspettare da parte di RAEE e VFU: cifre in continuo aumento che potrebbero implicare grandi risparmi, in termini economici ed ambientali, per il prossimo futuro, anche grazie alla presenza di metalli preziosi che abbonda in questo tipo di rifiuti (è notizia recente quella che riguarda anche parti in oro che, in tantissimi, stanno imparando a recuperare da dispositivi elettronici).

La conclusione dell’articolo è, quindi, piuttosto intuitiva: una gestione congiunta delle schede elettroniche a fine vita, provenienti da diverse sorgenti, è possibile e potrebbe diventare un business rilevante per le aziende coinvolte nelle filiere logistiche inverse e per i nuovi entranti. Si parla pur sempre di volumi mastodontici (ed in continuo aumento) in gioco. Schematizzando, si sono elencati una serie di benefici provenienti da piccoli cambi di rotta nella gestione dei rifiuti sopracitati:

• Una migliore integrazione dei principi di sostenibilità all’interno dei processi di “sviluppo nuovo prodotto” (SNP) potrebbe migliorare le prestazioni di recupero delle attuali tecnologie, ottenendo materiali di qualità migliore.

• La crescita dei profitti favorirebbe l’avvento di nuovi impianti e la nascita di piccole e medie imprese basate su nuovi modelli di business e strategie di gestione dei rifiuti complessi.

• L’aggregazione di differenti filiere logistiche inverse potrebbe favorire il trasferimento delle buone pratiche e delle strutture di gestione ad altri contesti, ampliando la fonte dei rifiuti considerata e controbilanciando il trattamento di quei rifiuti poco/non profittevoli.

• La gestione combinata dei rifiuti potrebbe permettere il recupero di un maggior numero di materiali che, oggi, finiscono in discarica.

• La semplificazione e l’integrazione delle normative, sebbene continuando a distinguere le diverse tipologie di rifiuto, potrebbe permettere un recupero uniforme di componenti similari, migliorando la sostenibilità dell’intera filiera del recupero.

Un’economia circolare, in sostanza, generata dalla gestione congiunta di sorgenti di rifiuto similari e/o sotto-componenti similari presenti nei prodotti a fine vita.

Quella che è necessaria per andare avanti e per poter proporre, poi, a livello pratico, un nuovo processo decisionale da parte dei governi nazionali e delle organizzazioni internazionali, incrementando la sostenibilità complessiva dell’intero tessuto industriale globale, è la quantificazione dei benefici potenziali derivanti da queste strategie di business innovative.

Non ci resta che attendere.

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