Quali sono le città del mondo che producono più rifiuti?

Noi italiani stiamo ancora imparando da realtà “straniere” come trattare i rifiuti, come educare la popolazione ad un saggio riciclo e alla raccolta differenziata e come creare la giusta rete d’informazione, in modo che raggiunga la maggior parte di persone possibili, di qualunque fascia d’età e ceto sociale.

Tuttavia, siamo ben lontani dal comparire nella classifica dei Paesi che inquinano di più e che producono più rifiuti, se non altro per l’estensione territoriale della nostra nazione e per il suo numero di abitanti che, rispetto a realtà come New York o Tokyo, sono di gran lunga inferiori.

New York e gli USA: un disastro

In effetti, non è di molto tempo fa la diatriba tra la rivista Proceedings of the National Academy of Sciences e  il Guardian sulla questione che potrebbe essere proprio la Grande Mela la città più “sprecona” al mondo. Si è calcolato, infatti, che a livello di consumi elettrici ed idrici siamo nell’ordine di decine di milioni di tonnellate per anno ma, a paragone, anche città come Houston, Atlanta, Tampa o Phoenix hanno un “corredo ambientale” di cui andar poco fieri.

Insomma, tutti gli USA ne escono male: secondo le stime, restano i maggiori produttori di spazzatura in assoluto ed è proprio uno studio, condotto nel 2010 da Nalgene, compagnia produttrice di borracce, che ha svelato la Top 5 delle città con maggiori sprechi al mondo, valutando anche l’attitudine ad usare i mezzi pubblici, al risparmio sull’elettricità e alla raccolta differenziata; i nomi? Houston, Cleveland, Atlanta, Tampa e Indianapolis, con New York in fondo alla classifica, prima di San Francisco e Seattle.

Città del Messico

Oltrepassando il confine statunitense si ritrova un’altra realtà metropolitana da 12 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti solidi, con venti milioni di persone che la popolano: Città del Messico. Una situazione peggiorata anche dal fatto che nel 2011 è stata chiusa la sua principale discarica, agevolando, così, la presenza di sporcizia e rifiuti in strada, in assenza anche di una politica mirata ad una risoluzione. Le uniche iniziative di riciclaggio che sono state lanciate sono insufficienti, ma pur sempre un primo passo: ai residenti, infatti, è permesso scambiare i rifiuti con dei voucher per comprare frutta e verdura. Tuttavia la situazione resta critica.

Cina: discarica dell’Occidente

La situazione in Cina, invece, è ancora più problematica.

L’alto tasso di popolazione e l’assenza totale di una qualunque politica di riciclo sono stati affrontati, alla meno peggio, con la costruzione di alcuni inceneritori che hanno contribuito ulteriormente a inquinare l’ambiente, già troppo devastato. Situazione identica, per esempio, a Mumbai, dove Bloolberg ha scritto “stava bruciando sotto la propria montagna di immondizia” o al Cairo, dove i rifiuti sono stati visti diventare… pasto per maiali.

Tra l’altro, per moltissimi anni la Cina è stata la discarica dell’Occidente, partecipando al business dell’immondizia “raccogliendo” tonnellate e tonnellate di rifiuti da Europa, Giappone, Hong Kong e, soprattutto, Stati Uniti che, pagando, si sono liberati dell’impegno di uno smaltimento corretto.

Un danno doppio perchè nei villaggi impegnati a smaltire rifiuti di tutti i tipi, come quelli elettronici, ad esempio, i prodotti venivano fusi senza badare ad eventuali veleni emessi, a discapito dell’ambiente e della propria salute. Una situazione che ha finito per degenerare e che una campagna nata a Pechino, “Green Fence“, sta cercando di arginare.

Tokyo: un buon esempio

Tra le grandi metropoli che hanno saputo districarsi al meglio nella faccenda c’è sicuramente Tokyo.

Con oltre il 50% dei residenti in più rispetto a Città del Messico, infatti, produce pochissima immondizia grazie a dei programmi di riciclo molto intelligenti.

Un esempio che dovrebbe essere da ispirazione per tutti.

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