La Commisione Europea denuncia l’Italia alla Corte UE per 44 discariche non bonificate

Rispetto a tante altre realtà mondiali, ma anche soltanto europee, l’Italia non si posiziona tra i primi posti per la trattazione e la gestione dei rifiuti, purtroppo.

Ad ogni modo, attraverso la raccolta differenziata si sta facendo un lavoro, per mirare a ridurre la quantità di rifiuti nelle discariche, non solo concreto ma anche educativo verso la popolazione di nuova e vecchia generazione.

Nonostante questo, però, ci vorrà del tempo prima che le discariche diminuiscano in numero ed in necessità, sul nostro territorio: l’unica cosa che si può fare, per il momento, è tenerle in regola e gestirle al meglio, per evitare danni all’ambiente e, di conseguenza, anche alla nostra salute.

Direttiva per gli stati dell’Unione Europea

Secondo la norma del diritto dell’Unione Europea, gli Stati membri sono tenuti a recuperare e smaltire i rifiuti, vietandone l’abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato.

La direttiva sulle discariche, in particolare, stabilisce una regolamentazione ben precisa per proteggere la nostra salute e l’ambiente, dando rilevanza maggiore ad acque superficiali, acque freatiche, suolo ed atmosfera, coinvolgendo (e correggendo) gli eventuali effetti negativi della raccolta, del trasporto, del deposito, del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti, cercando di agire, in positivo, durante l’intero ciclo di vita della discarica.
Ad esempio, tra le varie forme di smaltimento dei rifiuti, l’interramento nel suolo della discarica, poichè è il metodo meno sostenibile da attuare, dovrebbe essere limitato al minimo assoluto se non addirittura evitato.

L’Italia e i suoi rimandi

In quanto Stato membro dell’UE, anche il nostro Paese deve attenersi, quindi, a queste regolamentazioni e norme; eppure, sono anni, ormai, che ha lasciato nell’incuria una situazione preoccupante per ben 44 discariche.

Come tutti gli altri Stati membri, l’Italia era, infatti, tenuta a bonificare le discariche che avevano ottenuto un’autorizzazione o che erano già in funzione prima del 16 Luglio 2001, adeguandole alle nuove norme di sicurezza o chiudendole, entro 8 anni; parliamo quindi del 2009: quasi 10 anni fa!

Sono stati ricevuti, nel tempo, diversi ammonimenti della Commissione, ma l’Italia ha “dimenticato” di agire in tal senso su 44 discariche non conformi (di cui solo 23 in Basilicata e, a seguire, 11 in Abruzzo, 2 in Campania, 3 in Friuli Venezia Giulia, 5 in Puglia).

Alla luce di questa situazione, nel 2015 il nostro Paese aveva ricevuto anche un’esortazione a mettere in regola 50 siti potenzialmente pericolosi ma, nel Maggio di quest’anno, 44 discariche risultavano ancora non in regola.

Passati ormai 8 anni dal termine ultimo, la Commissione ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione Europea.

Il rischio è quello di multe salatissime, che si aggiungerebbero a quelle che già vengono pagate, purtroppo, quotidianamente per altre motivazioni.

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