Come riconoscere i sacchetti giusti per l’organico

Da quando la legge ha permesso soltanto l'utilizzo di sacchetti biodegradabili da parte delle attività commerciali, la vita di molti italiani è cambiata perchè sono cominciate a variare le abitudini: senza contare che molti di questi sacchetti, che non sono nemmeno gratuiti, sono così fragili e sottili che rischiano di rompersi ad ogni passo, se riempiti totalmente, con l'inconveniente di essere costretti a comprarne di più. Un vantaggio, però, che va tutto per l'ambiente, che si ritrova (o, perlomeno, così dovrebbe essere, fatta eccezione per quei casi in cui sono stati venduti sacchetti illegali e non realmente biodegradabili alle grandi aziende) un po' più pulito, meno inquinato e con meno materiali-veleno da smaltire. A questo punto, però, è doveroso fare una distinzione: ciò che viene definito biodegradabile non è, sempre, anche compostabile. Da qui la difficoltà di capire, per molti cittadini, quali siano i sacchetti giusti da utilizzare per la raccolta differenziata dell'organico. Cerchiamo di fare chiarezza. Biodegradabile e compostabile: che differenza c'è? Sono biodegradabili le sostanze organiche (e alcuni composti sintetici) che possono essere decomposti in sostanze più semplici dalla natura (batteri), anche in un tempo molto lungo. Tutto ciò che non si biodegrada, quindi, non viene assorbito, non diventa un tutt'uno col substrato per cui resta identico, nel tempo, contribuendo all'inquinamento. Un organico che si trasformi velocemente in compost, invece, può essere definito, appunto, compostabile. Si tratta, in sostanza, di una degradazione aerobica (cioè che avviene all'aria, attraverso i batteri dell'ossigeno) che genera fertilizzante che può essere utilizzato, ad esempio, nell'agricoltura. Si intuisce, quindi, quanto sia importante, per i materiali organici, essere sistemati in sacchetti che siano compostabili e non semplicemente biodegradabili! A questo punto, non ci resta che imparare a capire come distinguere i sacchetti biodegradabili da quelli  che si rivelino anche compostabili. Come distinguere i sacchetti per l'organico Per capire se si sta svolgendo al meglio la raccolta differenziata vale la pena perdere due minuti per distinguere i sacchetti semplicemente biodegradabili da quelli compostabili, idonei per l'organico e la sostenibilità: questa seconda tipologia, in effetti, può essere "intercettata" cercando la dicitura stampata "sacchetto conforme alla normativa…...

Smaltimento rifiuti: dalla Germania alcune idee

La gestione dei rifiuti, in Germania, non avviene in maniere molto differenti rispetto all'Italia, anche se ci sono, innegabilmente, degli incentivi che rendono il tutto più efficace con il minimo sforzo. Innanzitutto, la tendenza generale è quella di evitare, quanto più possibile, di accumulare rifiuti. Nell'ottica dell'ambiente, ovviamente, questo ha una validità facile da capire, ma qual è l'incentivo che permette ai cittadini tedeschi di rispettare ancora di più questo che, più che una regola, è un consiglio? Per rispondere a questa domanda dobbiamo esaminare la diversa strutturazione delle tasse sull'immondizia. Prendendo l'esempio di Monaco di Baviera, i rifiuti secchi, che vengono bruciati nel termovalorizzatore (per poi, in ogni caso, cercare di riciclare e/o creare energia e calore) vengono prelevati settimanalmente dai bidoni posti fuori le abitazioni. A seconda della grandezza del bidone si alza il compenso annuale da pagare e non vengono raccolti i rifiuti che si trovano oltre il bordo o accanto ai contenitori, per terra. In questo modo si assicura un trattamento equo ed identico per tutti i cittadini, senza bypassare "furberie" di sorta. In sostanza, meno rifiuti si producono, meno si paga... un sistema che incentiverebbe, sicuramente, anche gli italiani. Ecco perchè la via del riciclo è la preferita! Ma c'è di più: i consumatori pagano automaticamente una cauzione quando acquistano bottiglie di vetro o di plastica PET multiuso (che possono essere lavate chimicamente e riutilizzate molto meglio della plastica usa-e-getta, che va "fusa"). Com'è facile intuire, questa viene riacquisita alla consegna del vuoto, presso lo stesso punto d'acquisto, in modo che tutti (o quasi) evitino di accumulare altri rifiuti, dovendo pagare più tasse e, ovviamente, perdendo anche, così, i costi della cauzione! Il materiale non restituito (che, in genere, è molto poco), va a riempire i bidoni del vetro o del secco, se si parla di plastica. E tutto il resto? In Germania, la tassa è solo sul secco: i produttori "caricano" il prezzo di smaltimento direttamente sulla merce, per cui non si paga, ovviamente, due volte per la stessa gestione del rifiuto. Inoltre ci sono delle zone per portare rifiuti speciali e di altro tipo (pile,…...

Che cos’è un inceneritore?

In Italia sono attualmente 56 gli inceneritori, o termovalorizzatori, installati sul suolo, con una incidenza maggiore al Nord (solo in Lombardia ne ritroviamo 13); per quanto riguarda la nostra Campania, nel 2009 è stato inaugurato quello di Acerra. In verità, però, i dati ufficiali dicono che diversi di questi impianti sono inattivi (sospesi o chiusi) e, alcuni, persino in smantellamento. Dopo un'epoca in cui il loro utilizzo sembrava la soluzione per uno smaltimento rifiuti che fosse quanto più "pulito" ed economico, infatti, ci si è resi conto che, a conti fatti, il riciclo e la raccolta differenziata sono di gran lunga strumenti più potenti e, alla fine del ciclo, anche più economici. In effetti, la caratteristica principale dei termovalorizzatori è proprio il fatto che, bruciando (letteralmente) i rifiuti si riesce a creare energia elettrica; una sorta di pala eolica che, invece di muoversi col vento, funziona a "spazzatura". Ma come avviene? Guardandone il funzionamento nello specifico, si constata che il forno all'interno del quale vengono bruciati i rifiuti, a volte anche con l'ausilio di gas metano, per innalzare la temperatura di combustione, genera un calore che porta a vaporizzare l'acqua in una caldaia posta a valle: questo vapore aziona una turbina che trasforma l'energia termica in energia elettrica, da utilizzare e ridistribuire, poi, come si desidera; famoso il caso di una città del Nord Italia dove i cittadini ricevevano sconti in bolletta, ad esempio. Quello che si è scoperto, però, con il diffondersi di questi impianti, è che la quantità di energia che si ricava è inferiore, ovviamente, al rendimento di qualsiasi centrale elettrica tradizionale, senza contare che l'intero processo di incenerimento (dalla raccolta allo smaltimento delle ceneri di scarto) consuma molta più energia di quanta ne occorre con altre politiche di smaltimento-non-smaltimento (riuso, riciclo, raccolta differenziata). In effetti, e questa è una cosa su cui si riflette sempre troppo poco, una volta inceneriti i rifiuti, si crea altro materiale da smaltire, appunto le ceneri, più una parte costituita da microparticelle volatili che si mescolano all'ambiente, all'aria e all'atmosfera, restando comunque un pericolo per la salute e per l'ambiente. Si parla, infatti, di…...

Che cosa sono e come vengono smaltiti i rifiuti speciali?

La Raccolta Differenziata, negli ultimi anni, sta educando ed insegnando molto ai cittadini e ai lavoratori. Ma ci sono ambiti in cui non tutti sono ancora ferrati al 100%. Ad esempio, cosa si intende, esattamente, per Rifiuti Speciali? Proviamo a vederci un po' più chiaro. Rifiuti Urbani e Speciali I rifiuti, per legge, vengono classificati in Urbani e Speciali, Pericolosi e Non Pericolosi. Se con i primi è facile avere più confidenza, perchè riguardano i materiali di scarto che provengono dalle nostre case, con i secondi è lecito avere più dubbi. È bene sapere che i Rifiuti Speciali sono tutti quelli che provengono da industrie e aziende, inclusi gli ospedali, le aziende agricole, gli scarti delle lavorazioni industriali o provenienti da attività commerciali e persino veicoli obsoleti. Ma non solo. Ci sono anche materiali che provengono dalle nostre abitazioni che sono considerati tali, come le batterie dei nostri smartphone o dei dispositivi portatili (Pc, Tablet, videogame), i farmaci scaduti, che vanno consegnati nei centri raccolta organizzati dalle farmacie, i toner per la stampante, le pile scariche, che vanno accumulate nelle cartolerie che esibiscono il contenitore apposito, ma anche l'olio utilizzato per la frittura (esistono aziende che li prelevano a domicilio per evitare la dispersione nell'ambiente) e vecchi elettrodomestici che, spesso, vengono ritirati gratuitamente alla consegna di quelli nuovi. Insomma, è facile rendersi conto che si parla di Rifiuti Speciali per intendere materiali  potenzialmente dannosi per l'ambiente che, per essere smaltiti, richiedono un trattamento differente dai "soliti" Rifiuti Urbani. Il corretto smaltimento Se per i Rifiuti Urbani è la Pubblica Amministrazione ad occuparsi del corretto smaltimento, per i Rifiuti Speciali è necessaria la competenza di Aziende Private. Naturalmente, trattandosi di materiali di origini, composizioni, pericolosità e volumi differenti (basti pensare agli Ingombranti, che vengono ritirati da aziende specificamente addette, nei pressi del domicilio), ogni materiale di scarto speciale va trattato secondo procedure idonee differenti, pensate ad hoc. Inoltre, poichè si ha a che fare anche con sostanze potenzialmente dannose per l'ambiente e per la nostra stessa salute, questo tipo di rifiuti sono controllati e monitorati in tutte le fasi della loro gestione,  dalla raccolta al trasporto e allo stoccaggio,…...